"L'ambiente" nell'agenda umana, tra fatalismo e nuovi stili di vita

Cambiamenti climatici, sostenibilità, basso impatto, ecologia. Oggigiorno questi argomenti non sono più appannaggio esclusivo di minoranze battagliere. Grazie ai segnali sempre più espliciti e frequenti della sofferenza del Pianeta interessano anche la società civile e la politica.

 
 
Lo stesso Sergio Mattarella, nel suo discorso di fine 2017, ha sottolineato la necessità di ripensare al rapporto fra uomo, sviluppo e natura per rendere "più giusta e sostenibile la nuova stagione che si apre". Il Presidente della Repubblica ha poi ricordato la siccità e i roghi che hanno funestato l'estate, segnalando "una sensibilità crescente che ha ricevuto impulso anche dal magistero di Papa Francesco", autore dell'innovativa enciclica Laudato sì sulla cura del creato. 

Intanto, a suon di alluvioni, incendi, carenza d'acqua, nevicate anomale e temperature bollenti, la consapevolezza del processo catastrofico innescato dalle attività umane si fa strada nell'opinione pubblica. L'ambiente è entrato nell'agenda umana, fra fatalismo e nuovi stili di vita a cui la stessa industria inizia a prestare ascolto. Scelte più salubri e gentili nell'acquisto di alimenti, abiti, viaggi, sottolineano il cambiamento. Ancora, purtroppo, marginale e lento, visto che a detta di parecchi esperti il collasso del Pianeta ha oltrepassato il punto di non ritorno, e dobbiamo accantonare il sogno di tornare indietro puntando a una stabilizzazione che argini il disastro.
 
Ma cos'è, per noi, l'ambiente? Convegni e summit internazionali dibattono l'urgenza di ridurre le emissioni inquinanti, la plastica nei mari, i diserbanti nei terreni e nelle acque. Tuttavia la Terra ne esce immancabilmente ritratta come una scatola vuota, una dimensione ribelle con cui l'uomo deve trovare qualche compromesso.

Mai, nemmeno per sbaglio, in tali consessi si menzionano gli animali, gli altri animali, se non accennando a impersonali habitat e biodiversità. Si omette quindi di guardare alla natura come a un'orchestra, in cui ogni strumento, ogni vibrazione è necessaria all'armonia. Dimentichiamo che tutte le attività umane, in un sanguinoso crescendo, soffocano l'esistenza di esseri viventi che, al contrario di noi, sanno mantenere in vita l'unico mondo di cui disponiamo.
 

In quale illusione vogliamo dunque cullarci quando non abbiamo chiaro che non siamo soli su questo Pianeta e che, se lo fossimo, non avremmo scampo? Come speriamo di cavarcela senza sostituire le esortazioni a produrre, crescere, consumare, con inviti più ragionevoli? 

 
Invece, seguitiamo a ignorare che il venti per cento dei gas serra proviene dagli allevamenti intensivi di bovini e ovini. Recenti studi dicono che più in generale l'industria della carne produce il 65% del protossido d'azoto rilasciato nell'atmosfera dove rimane circa 150 anni, nonché il 44% di tutto il metano. La produzione di carne e pesce comporta pure disboscamenti, monocolture che depauperano il suolo (si ritiene che l'immensa quantità di cereali e granaglie impiegati per ipernutrire gli animali da reddito sfamerebbe i paesi poveri), sfruttamento improprio delle falde acquifere, depauperamento dei mari, inquinamento da antibiotici, ormoni e altra chimica molesta.
 
E come non tener conto della cementificazione sregolata che priva gli animali di luoghi, cibo e acqua? O ancora della caccia, anacronistico hobby di minoranze coccolate dalla politica, che fra epurazioni e ripopolamenti artificiali annienta gli equilibri fra le specie selvatiche, provoca estinzioni, malattie, riproduzioni eccessive. E ancora del comune uso di pesticidi, topicidi, lumachicidi, capaci di innescare una catena di morte che lascia scampo solo al potenziamento di alcune zanzare.
 
Sostenibilità è una parolina magica e in voga, un mantra tanto attraente quanto insensato laddove non abbracci contesti più vasti e articolati del nostro pianerottolo. Nessun buon intento ci condurrà al sicuro se non lavoriamo a un progetto culturale, economico, scientifico e morale che punti a una nuova, rivoluzionaria convivenza fra noi e gli altri animali.

MARGHERITA D’AMICO

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